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CGIA di Mestre: il 25% delle partite Iva sotto la soglia di povertà

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CGIA di Mestre: il 25% delle partite Iva sotto la soglia di povertà

La CGIA di Mestre traccia un quadro dalle tinte fosche per il popolo delle partite Iva. Un quarto di lavoratori autonomi l’anno scorso si è trovato al di sotto della soglia di povertà.

Non che ce ne fosse bisogno, ma oggi arrivano dati – gli ultimi cronologicamente – che confermano che le partite Iva non solo non sono affatto, come vorrebbe una certa vulgata, dei privilegiati, ma anzi sono quelli che più di tutti stanno hanno sofferto le congiunture economiche sfavorevoli degli ultimi anni. 

I numeri sono stati snocciolati, come spesso accade, dalla CGIA di Mestre

L’ufficio studi della CGIA ha elaborato un quadro molto sconfortante per le partite Iva:

  • assai lontani dall’essere membri di una categoria di privilegiati, ben il 24,9% di queste si sono trovate l’anno scorso sotto la soglia di povertà, fissata dall’Istat a 9.455 euro annui. Praticamente, un lavoratore autonomo su quattro si è trovato, insieme alla sua famiglia qualora ne avesse una, in condizioni di vita non accettabili.
  • Immaginando una ben poco stimolante competizione, le partite iva “vincono” la sfida sia contro dipendenti che pensionati, che rispettivamente hanno il 14,6 e 20,9 percento di membri sotto la soglia di povertà.
  • Non regala consolazioni nemmeno il trend, che ha visto la quota di lavoratori autonomi scendere sotto la fatidica soglia per 1,2 punti percentuali tra il 2010 e il 2014, ancora una volta una percentuale superiore rispetto a dipendenti (1%) e pensionati, che hanno invece registrato una inversione di tendenza (-1%).
  • Come conseguenza, e l’abbiamo già visto, i lavoratori autonomi sono diminuiti dall’inizio della crisi (2008) del 4,8%, circa 260.000 in meno. Seppure si tratti di una diminuzione in termini assoluti assai minore di quella dei lavoratori dipendenti, in termini relativi si tratta di una percentuale doppia rispetto a questi ultimi, con il dato peggiore registrato dal Mezzogiorno (-7,5%), seguito da Nordest (-5,8%), Nordovest (-5,3%). Positivo solo in Centro (+1%).

A cosa è dovuto questo quadro?

Perché le partite iva hanno accusato più di tutti i colpi della crisi? A spiegarlo è il coordinatore dell’Ufficio Studi della CGIA di Mestre Paolo Zabeo:

«Purtroppo questi dati dimostrano che la precarietà presente nel mondo del lavoro si concentra soprattutto tra il popolo delle partite Iva. Sia chiaro, la questione non va affrontata ipotizzando di togliere alcune garanzie ai lavoratori dipendenti per darle agli autonomi, ma allargando l’impiego di alcuni ammortizzatori sociali anche a questi ultimi che, almeno in parte, dovrebbero finanziarseli.»

Infatti, se un pensionato ha la garanzia (ad esclusione della catastrofica ipotesi di default dello Stato) di ricevere la sua pensione e un lavoratore può godere di diversi ammortizzatori sociali e forme di sostegno al reddito in caso di difficoltà (dalla cassa integrazione all’indennità di disoccupazione), il lavoratore autonomo non ha nemmeno questa minima forma di paracadute sociale. Se chiude la sua attività, si trova costretto a ripartire da zero facendo affidamento esclusivamente sui propri mezzi. Se poi questi è in età avanzata, osserva Zabeo, il reinserimento nel mondo del lavoro diventa ancora più difficile.

Non resta che sperare che le novità introdotte dalla nuova Legge di Stabilità come il nuovo regime forfettario,il regime agevolato al 5% o il congelamento dell’aliquota della gestione separata INPS, unite al cosiddetto Jobs Act del Lavoro Autonomo possano contribuire a migliorare la situazione di una categoria troppo spesso ignorata dalla politica e dai sindacati, sebbene ci sarebbe ancora molto da fare.

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