Home > News > Aprire partita iva nel 2019: i regimi previsti (forfettario/flat tax, semplificato)

Aprire partita iva nel 2019: i regimi previsti (forfettario/flat tax, semplificato)

Calculation Financial Budget Count Tax Vat Wage Concept

Liberi professionisti, imprese e società sono obbligati ad aprire una partita IVA per il semplice fatto di esercitare abitualmente un’attività economica continuativa nel corso di un anno. Lo afferma il codice civile e la normativa fiscale prevede tre regimi per aprire una partita IVA: il regime ordinario, il regime semplificato ed il regime forfetario. Sono esonerati dall’apertura della partita IVA due categorie di persone: chi svolge lavoro occasionale (per un periodo complessivo non superiore a 30 giorni l’anno) e coloro i quali percepiscono un guadagno non superiore a 5 mila euro annui. In tutti gli altri casi la partita IVA è obbligatoria, ma è possibile optare per uno dei regimi appena menzionati a seconda del tipo di attività svolta e in base al profitto annuale.
Attualmente la legge di bilancio 2019, ancora in fase di discussione, prevede per il prossimo biennio l’applicazione di due aliquote proporzionali al 15% ed al 20%, oltre ad agevolazioni fiscali per chi possiede una start up. Se la riforma è ancora tutta da discutere, le novità per l’apertura di una partita IVA potrebbero essere diverse e incentivare la nascita di nuove imprese e di studi professionali. Ma vediamo insieme quali sono i regimi previsti per aprire una partita IVA nel 2019.

1) Aprire una partita IVA con regime forfetario 2019

Con la semplificazione del sistema fiscale, attualmente i regimi contabili sono tre. In precedenza erano cinque e la molteplicità delle leggi di riferimento creavano molta confusione nella scelta del regime contabile più appropriato per la propria attività. Se il regime ordinario ed il regime semplificato sono rimasti inalterati nel nome, il regime dei minimi ed il regime agevolato per le nuove attività economiche e le iniziative imprenditoriali sono stati sostituiti da un unico regime forfetario. Quest’ultimo ha il merito di riconoscere numerose agevolazioni fiscali per alcune categorie di contribuenti che, per usufruire dei benefici riconosciuti dalla legge, devono rispettare obbligatoriamente alcuni limiti reddituali.

Il regime forfetario è entrato in vigore già nel 2015, anno in cui si è dato avvio alla riforma del sistema fiscale, ed attualmente possono aderire alla soluzione tutt’ora in vigore:

coloro che percepiscono un reddito annuo non superiore ad una certa soglia. I limiti variano in base all’attività economica svolta e partono da un minimo di 25 mila euro ad un massimo di 50 mila euro;

– le persone che svolgono un’attività diversa che non sia la continuazione di un lavoro svolto in precedenza anche sotto forma di lavoro dipendente;

chi ha aperto in passato una partita IVA ma, nel frattempo, sono passati già 3 anni.

A questi requisiti si aggiunge quello delle spese per lavoratori dipendenti, ovverosia i rimborsi che il datore di lavoro restituisce ai propri lavoratori per tutte quelle spese anticipate nello svolgimento della propria attività lavorativa. Per accedere al regime forfetario la soglia massima del rimborso spese per i lavoratori non dovrebbe superare complessivamente i 5 mila euro all’anno: il superamento di tale barriera esclude il contribuente dalla possibilità di accedere al regime forfetario.

– Partita IVA regime forfetario: quali sono i limiti di reddito

Per aderire al regime forfetario esistono delle soglie di reddito oltre i quali il contribuente è obbligato ad aderire al regime ordinario. Le soglie variano in base all’attività lavorativa svolta dal contribuente ed ai coefficienti di redditività individuati dai codici ATECO. Volendo fare una piccola premessa, il coefficiente di redditività non è altro che una percentuale utilizzata per ricavare il reddito imponibile dal fatturato ottenuto durante l’anno solare: dal risultato sarà possibile applicare l’aliquota di riferimento e calcolare gli importi da versare ai fini contributivi. Il coefficiente di redditività distingue il regime forfetario dal regime ordinario perché è proprio il fatturato a fare la differenza. Si pensi ad una grande industria che guadagna milioni di euro e ad una piccola impresa con un profitto di qualche decina di migliaia di euro. La seconda avrà diritto, in maniera proporzionale, a versare meno tasse rispetto ad un’azienda che fattura molti soldi.

Detto questo, i limiti di reddito sono:

25 mila euro per le imprese che si occupano di costruzioni e attività immobiliari e per gli intermediari del commercio. Il coefficiente di redditività è dell’86% per i primi, 62% per i secondi;

30 mila euro per le aziende che si occupano di attività economiche di diverso genere fra le quali attività professionali, scientifiche, tecniche, per coloro che forniscono servizi finanziari ed assicurativi, per le attività sanitarie e di istruzioni, nonché per il commercio ambulante non afferente al settore alimentare. Il coefficiente di redditività va da un minimo del 54% (per il commercio ambulante) ad un massimo di 78% (per le attività professionali);

40 mila euro per le imprese specializzate nel commercio di alimenti e bevande, inclusi gli ambulanti (ad esempio i chioschi, i furgoncini, ecc…). Il coefficiente di redditività è uno solo, pari al 40%;

45 mila euro è la penultima soglia, applicata nei confronti di coloro che producono alimenti e bevande (il commercio non è altro che l’attività di vendita dei generi alimentari), i quali sono soggetti ad un coefficiente di reddito pari al 40%;

l’ultima soglia è di 50 mila euro, fissata per chi svolge attività di commercio all’ingrosso ed al dettaglio nonché per chi propone servizi di alloggio e ristorazione, come ad esempio i piccoli B&B, le pensioni, le pizzerie, ecc…. Anche in questo caso il coefficiente di redditività è del 40%.

Le soglie appena menzionate valgono per i profitti ottenuti fino al 2018. A partire dal 2019 è prevista un unico limite di 65 mila euro che andrebbe a semplificare ulteriormente il sistema fiscale ancora in vigore.

– Pro e contro del regime forfetario

Gli elementi positivi del regime forfetario fino ad ora applicato sono diversi. Basti pensare che chi aderisce a questo tipo di contabilità non è soggetto ad IVA, ma ad un’unica aliquota pari al 15%, calcolata sul reddito imponibile ricavato con il coefficiente di redditività. L’agevolazione ha durata illimitata, potendo usufruire delle tasse ridotte per un tempo indeterminato, ma attenzione! La perdita dei requisiti per accedere al regime forfetario (ad esempio il superamento dei limiti di reddito) comporta l’applicazione del regime ordinario.
Ragion per cui, un commerciante ambulante che guadagna meno di 30 mila euro annui, su un imponibile corrispondente al 54% di quanto fatturato pagherà il 15% di tasse. Un ottimo sconto per chi ricava pochi soldi dalla propria attività. In effetti la parte di reddito esclusa dal coefficiente di redditività non è soggetta ad alcuna tassazione, poiché il Fisco presuppone che con quei soldi il contribuente ha dovuto affrontare spese di diverso genere per mandare avanti la propria attività.

Ed è proprio questa presunzione che giustifica l’impossibilità di scaricare le fatture in uscita, ovverosia i documenti che attestano un esborso sostenuto dal contribuente in ragione del lavoro svolto. Per cui se le spese affrontate durante l’anno dovessero essere maggiori rispetto a quelle presupposte dal regime forfetario e dall’applicazione dei coefficienti di redditività, le medesime spese non potranno essere detratte dalla dichiarazione dei redditi. Si tratta di uno degli aspetti, per così dire, negativi del regime contabile forfetario.

Un ulteriore elemento positivo si rivolge alle start up, ovverosia alle imprese di nuova costituzione o che operano sul mercato da meno di 48 mesi. Per coloro che aderiscono al regime forfetario è prevista una riduzione dell’aliquota, pari al 5% di quanto fatturato. L’agevolazione non è illimitata, ma viene riconosciuta per i primi cinque anni di attività imprenditoriale.

Gli aspetti negativi del regime forfetario sono irrisori rispetto ai vantaggi previsti dalla legge. Ma uno su tutti spicca per importanza, ossia l’aliquota triplicata nei confronti di chi, fino a qualche anno addietro, usufruiva del regime dei minimi. I contribuenti che avevano aderito al regime dei minimi pagavano un’aliquota pari al 5%, aumentata al 15% con la previsione di un unico regime contabile che racchiude il regime agevolato ed il regime dei minimi.

2) Apertura partita IVA nel 2019: regime forfetario e flat tax

Le informazioni appena descritte sono quelle tutt’ora in vigore, ed applicate in riferimento ai redditi percepiti per tutto il 2018. Il sistema fiscale, di fatto, è complesso poiché in sede di dichiarazione dei redditi il calcolo avviene sulla base di quanto percepito nell’anno precedente: sul reddito imponibile ricavato verrà poi applicata l’aliquota vigente al momento in cui verranno versate le tasse. Tutto questo ci serve a capire il meccanismo del regime forfetario e della flat tax, croce e delizia del nuovo governo giallo – verde. Perché nonostante la misura sia ancora in fase di discussione, molti elementi fanno capire che la stessa sarà attuata nel prossimo anno. Ma andiamo con ordine.

La legge di bilancio del 2019 prevede innanzitutto che l’agevolazione venga estesa a tutti i contribuenti con partita IVA con un fatturato annuo non superiore ai 65 mila euro. Costoro potranno aderire al regime forfetario e pagare un’aliquota unica pari al 15% del reddito imponibile. Non più, quindi, diverse soglie di reddito in base al tipo di attività svolta, ma un valore unico per tutti i piccoli contribuenti obbligati ad aprire una partita IVA nel 2019. La misura avrà valore per tutto l’anno e farà riferimento ai profitti ed ai compensi ottenuti dallo svolgimento della propria attività. Ma il sistema fiscale non si fermerà ad una sola aliquota per i commercianti, gli imprenditori ed i liberi professionisti, perché a partire dal 2020 scatterà un’ulteriore aliquota del 20%, applicata per la parte eccedente ai ricavi superiori a 65 mila euro. Rimangono fermi i coefficienti di redditività che, come abbiamo detto più sopra, servono ad individuare la base imponibile e la quota di reddito esclusa dall’applicazione dell’aliquota. Il variare del coefficiente è giustificato dal tipo di attività svolta dal contribuente.

Per rispondere meglio al principio di proporzionalità individuato dalla Costituzione (che riguarda la capacità contributiva di chi possiede un reddito), per il 2020 è prevista l’applicazione di un’ulteriore aliquota del 20%, che verrà adottata per quella parte di reddito che eccede i 65 mila euro ma non supera i 100 mila euro di ricavi e di compensi annuali. Cosa significa tutto ciò?
Innanzitutto che ad essere agevolati non sono solo coloro che fatturano una certa cifra, ma anche chi supera questo limite ma percepiscono un profitto non oltre i 100 mila euro.

Attualmente le aliquote proporzionali sono previste per i redditi soggetti ad IRPEF e partono da un minimo del 23% ad un massimo del 43%. In base ai redditi percepiti il Fisco individua cinque scaglioni con cinque aliquote differenti, applicate però sulla parte di reddito eccedente. Stesso meccanismo avverrebbe con le due flat tax, quindi per i contribuenti con partita IVA e regime forfetario: l’una (quella al 15%) si calcola sui 65 mila euro, l’altra (quella al 20%) si calcola a partire da 65 mila e un centesimo fino a 100 mila euro. Facciamo un esempio.
Un professionista guadagna 50 mila euro e aderisce al regime forfetario. Qualora dovesse entrare in vigore la flat tax, il professionista pagherà nel 2019 il 15% del reddito imponibile, calcolato in base al coefficiente di redditività. Poniamo il caso che nel 2020 egli aumenti il fatturato che, da 50 mila, passa a 70 mila euro. In sede di dichiarazione dei redditi egli verserà, per i primi 65 mila euro, il 15% di imposte. Per gli eccedenti 5 mila euro il 20%.

– Cosa cambia per chi apre una partita IVA nel 2019

Cambia innanzitutto la possibilità di accedere ai nuovi benefici, non più riservati a specifiche categorie di soggetti e a soglie reddituali diverse fra le varie attività. L’accesso di tutti i contribuenti commercianti, esercenti, imprenditori e liberi professionisti sulla base di un’unica soglia fissata a 65 mila euro fa sì che più persone possano usufruire delle agevolazioni grazie al regime forfetario.
Non cambiano, invece, i requisiti di accesso al medesimo regime, che rimangono quelli dell’attività svolta in precedenza, dell’apertura di partita IVA negli ultimi tre anni e del limite di spesa massimo per i dipendenti. Anche in questo caso non è dovuta l’IVA, ma una sola aliquota del 15% e, a partire dal 2020, anche del 20%.

Dubbi permangono per quanto riguarda le deduzioni e le detrazioni fiscali in sede di dichiarazione dei redditi: se le deduzioni riducono la base imponibile per il calcolo dell’aliquota, le detrazioni diminuiscono a loro volta l’ammontare di imposta da versare all’erario. Attualmente nulla si sa in merito, se saranno mantenute in vigore le deduzioni e le detrazioni fiscali vigenti o se, viceversa, saranno previste modifiche a riguardo.

– Flat tax e start up: cosa succede alle imprese di nuova costituzione?

Sul disegno di legge sembra rimanere parzialmente invariata l’agevolazione prevista per le imprese di nuova costituzione o avviate da meno di quattro anni: un’unica aliquota del 5% valevole per i successivi cinque anni e non per gli attuali tre anni. A cambiare, sono inoltre i requisiti anagrafici, poiché l’agevolazione si rivolge agli imprenditori con età inferiore ai 35 e superiore ai 55 anni. Se fino ad ora l’aliquota del 5% era riconosciuta per il solo fatto di avviare una nuova attività d’impresa, a partire dal 2019 la forbice si riduce includendo solo imprenditori giovani o che abbiano superato la soglia dei 55 anni.
L’agevolazione trova una giustificazione di non poco conto che vede, da un lato, un incentivo ai giovani nella promozione di nuove idee imprenditoriali. Dall’altro un aiuto per tutte quelle persone che, uscite oramai dal mercato del lavoro (un disoccupato di oltre 50 anni incontrerebbe diverse difficoltà nell’essere assunto), desiderano comunque inoltrarsi in una nuova iniziativa economica.

– Pro e contro del regime forfetario con flat tax

La previsione di due aliquote e di due soglie di reddito semplificherebbe ulteriormente il regime fiscale in merito all’apertura di una partita IVA. Ad usufruire delle agevolazioni non saranno più un ristretto numero di contribuenti, ma un numero di professionisti, imprenditori ed esercenti maggiore rispetto a quello attuale. Inoltre sono previste ulteriori semplificazioni che andrebbero a loro volta a ridurre le incombenze tipiche di chi esercita un’attività economica.

È previsto per i titolari di partita IVA che rientrano nel regime forfetario di cui alla legge di bilancio 2019, l’esclusione dall’obbligo di tenuta delle scritture contabili ai fini IVA e ai fini reddituali, l’esonero dal pagamento dell’IRAP, dallo spesometro e dagli studi di settore. Questi benefici si aggiungono a quelli già previsti dalla legge di bilancio del 2018 che ha escluso i contribuenti che aderiscono al regime forfetario dall’obbligo di emettere la fattura elettronica. Gli studi di settore saranno sostituiti dagli ISA, gli indicatori sintetici di normalità.

I contro si riducono ad una sola questione, l’approvazione della legge di bilancio 2019. Nonostante le misure siano ampiamente dibattute da molti mesi, rimane ancora da sciogliere il nodo in merito alle deduzioni ed alle detrazioni fiscali ed alle coperture finanziarie per la flat tax.

3) Aprire una partita IVA 2019: il regime semplificato ed il regime ordinario.

In materia fiscale la scelta di un regime è dettata da diverse motivazioni:

– esigenze lavorative;

– ammontare dei guadagni;

– tipologia di attività svolta;

– possesso di altri redditi (rendite provenienti a altre attività).

Combinati fra loro questi fattori inducono il contribuente ad optare per questo o quel regime fiscale che potrebbe comportare la riduzione delle tasse da versare all’erario ed una semplificazione della dichiarazione dei redditi. Questa premessa serve a capire perché in Italia esistono tre tipologie di regimi contabili e quando diventa necessario optare per il regime semplificato o per quello ordinario. Posto che il regime forfetario si rivolge a specifiche categorie di contribuenti con reddito non superiore ad una certa soglia, il regime semplificato viene adottato da coloro che percepiscono un reddito maggiore. Se un imprenditore guadagna più di 100 mila euro all’anno, nel 2019 dovrà aderire al regime semplificato.

Il regime semplificato si rivolge ai contribuenti (esercenti, liberi professionisti ed imprenditori) che ricavano dalla loro attività un guadagno non superiore ai 400 mila euro (per la prestazione di servizi) e non superiore a 700 mila euro (per le altre attività). In tutti gli altri casi sarà obbligatorio applicare il regime ordinario.
Il regime semplificato è opzionale, ciò significa che non deve essere scelto tassativamente da chi rispecchia i limiti appena menzionati: i fattori reddituali sono indicativi ed escludono chi ha un profitto maggiore. Ragion per cui al regime semplificato possono aderire anche i piccoli imprenditori, ossia coloro che potrebbero adoperare il regime forfetario. Le motivazioni che inducono chi apre una partita IVA nel 2019 a preferire il regime semplificato potrebbero essere tante, non necessariamente legate alla questione fiscale.

– Aprire una partita IVA nel 2019: il regime semplificato

Il regime contabile semplificato si rivolge principalmente alle imprese minori e ai professionisti che percepiscono un reddito d’impresa. Quindi, al regime semplificato possono aderire:

– chi ha una società di persone in forma di snc o sas;

– chi ha una ditta individuale;

– gli enti che svolgono attività commerciale in forma non prevalente (cioè sono organizzazioni non commerciali che, come seconda attività, svolgono un’attività commerciale).

Peculiarità del regime semplificato è l’adozione del principio di cassa che, a differenza del principio di competenza economica, agevola le piccole imprese nella dichiarazione dei redditi. Ciò significa che mentre prima il calcolo del reddito imponibile avveniva in base al momento in cui si riferiva un costo o un ricavo, attualmente con il principio di cassa si prende a riferimento l’effettivo guadagno percepito dal contribuente. Facciamo un esempio.
Un imprenditore specializzato in lavorazioni di materie prime vende i suoi prodotti a più imprese. Di queste solo due pagano immediatamente la fornitura. Le altre rinviano il pagamento all’anno successivo. Con il principio di competenza l’imprenditore avrebbe dovuto anticipare le tasse su quello che ancora non ha potuto incassare. Il principio di cassa, invece, permette a questi di pagare le tasse solo su quanto, in soldoni, ha effettivamente guadagnato.

Il limite reddituale è complessivo: la soglia dei 700 mila euro si applica anche per quelle imprese che, ad esempio, svolgono contemporaneamente prestazioni di servizi (soggette al limite di 400 mila euro) e attività di vario genere. In questo caso, però, è necessario verificare quale sia l’attività prevalente per applicare il limite reddituale previsto dalla legge. A ciò si aggiunge che, comunque, il totale dei ricavi non deve essere maggiore alla soglia massima prevista per il regime semplificato, prendendo quindi come somma i ricavi ottenuti dalle singole attività.

I contribuenti che optano per il regime semplificato sono soggetti ad IVA (a differenza di chi aderisce al regime forfetario) e per questo motivo sono obbligati a tenere un registro IVA. I contribuenti sono esonerati invece dalla tenuta delle scritture contabili quali il libro giornale, le scritture ausiliarie e il registro degli inventari. Gli stessi non sono tenuti inoltre a redigere il bilancio di esercizio a fine anno.
Trattandosi di un regime tradizionale (il regime forfetario è opzionale ed alternativo), le aliquote IRPEF corrispondono ai cinque scaglioni di aliquote proporzionali e reddituali previste dalla legge:

1. 23% per i redditi compresi fra 0 e 15 mila euro;

2. 27% per i redditi compresi fra 15 mila e un centesimo e 28 mila euro;

3. 38% per i redditi compresi fra 28 mila e un centesimo e 55 mila euro;

4. 41% per i redditi compresi fra 55 mila e un centesimo e 75 mila euro;

5. 43% per i redditi superiori a 75 mila euro.

Con il regime semplificato il contribuente è tenuto a versare (oltre ad IVA ed IRPEF) anche l’IRAP, il cui ammontare varia di regione in regione e a seconda dell’attività svolta dall’impresa. Se questa non ha assunto lavoratori dipendenti può usufruire di un credito di imposta pari al 10%. Negli altri casi la base imponibile su cui applicare l’IRAP è uguale alla base imponibile applicata per i soggetti obbligati al regime ordinario, con la differenza che gli elementi attivi e passivi andranno ricalcolati seguendo i principi dettati dal codice civile. Il problema si ha proprio in virtù delle agevolazioni contabili previste per chi usufruisce del regime semplificato: non avendo l’obbligo di tenere la contabilità ordinaria risulterà complesso calcolare le componenti positive e negative sella propria attività.

– Aprire una partita IVA 2019: il regime ordinario

Il regime ordinario è l’alternativa obbligatoria per tutte quelle imprese e quelle società che superano le soglie previste per il regime semplificato. Qualora i ricavi fossero maggiori di 400 mila euro per la prestazione di servizi, e superiori a 700 mila euro per le altre attività, l’azienda in questione sarà obbligata ad aderire al regime ordinario.
I soggetti coinvolti sono innanzitutto le società di capitali (spa, srl, sapa), gli enti pubblici e privati che svolgono prevalentemente un’attività commerciale (a cui si aggiungono anche le associazioni e i consorzi con i medesimi requisiti) e persone fisiche ed imprese il cui reddito supera i limiti previsti per il regime semplificato.

Trattandosi anch’esso di un regime opzionale (oltre che obbligatorio), le società di persone e le ditte individuali che rispettano i limiti di reddito per la contabilità semplificata possono scegliere il regime ordinario se desiderano avere una documentazione completa e trasparente della loro attività.

Comments

comments

Leave a Reply

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.