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Rimborso chilometrico, le tabelle ACI ed il fringe benefit

rimborso chilometrico

L’utilizzo promiscuo dei mezzi aziendali da parte dei dipendenti, e quello della vettura personale degli stessi adoperata per fini lavorativi, prevedono l’applicazione di particolari disposizioni contenute nell’art. 51 del TUIR. Tale norma disciplina, tra l’altro, le modalità di calcolo del c.d. “rimborso chilometrico“, con conseguente determinazione della quota tassabile di fringe benefit percepito dal dipendente.

Le tabelle ACI

Nel dettaglio, la citata disposizione legislativa prevede che concorre a formare il reddito da lavoro dipendente solo il 30% dell’importo ricavato considerando una percorrenza convenzionale di 15.000 chilometri moltiplicata per il costo/km riportato nelle tabelle ACI (aggiornate annualmente e reperibili sul sito www.aci.it). Prima di applicare la suddetta percentuale di imponibilità, dall’importo desunto dalle tabelle ACI vanno sottratte tutte le somme che sono già state trattenute dallo stipendio (o dal compenso) del lavoratore a titolo di riaddebito spese, ovvero gli importi corrisposti dal lavoratore stesso per l’uso del veicolo aziendale a fini personali.

Il fringe benefit

Il conteggio del fringe benefit del rimborso chilometrico avviene in base a una presunzione assoluta, pertanto è svincolato dall’effettiva percorrenza del veicolo. Inoltre, va tenuto presente che il chilometraggio forfettario fissato in 15.000 km si intende su base annua, cosa che comporta il ragguaglio del compenso erogato al dipendente in base all’effettivo periodo di utilizzo promiscuo del veicolo, proprio o aziendale.

Un esempio numerico può chiarire meglio il procedimento da seguire. Si ipotizzi un uso promiscuo della vettura aziendale per 88 giorni all’anno, con costo/km da tabelle ACI pari a 1.225,59 €. Da questo, si ricava il costo complessivo totale (15.000 km x 1.225,59 €) = 18.383.850 €, quindi si conteggia la percentuale di imponibilità (18.383.850 € x 30%) = 5.515.155 € e, infine, si calcola il reddito effettivo attribuibile al dipendente, ragguagliando l’importo determinato al periodo di effettivo utilizzo promiscuo dell’auto (5.515.155 € x 88/365) = 1.329.681 €.

La quota deducibile in capo all’azienda

Dal punto di vista del costo fiscalmente deducibile in capo all’azienda, la norma di riferimento del rimborso chilometrico per i veicoli di proprietà dei dipendenti e usati anche per scopi aziendali è l’art. 95 del TUIR. La disposizione prevede che la quota deducibile dall’imponibile fiscale venga determinata considerando il costo di percorrenza (o di noleggio) di autoveicolo con cilindrata inferiore o uguale ai 17 CF se a benzina, e ai 20 CF se diesel, sempre con riferimento al costo/km ricavato dalle tabelle ACI.

Infine, nel caso di veicoli aziendali utilizzati per uso promiscuo, l’azienda dedurrà, in base a quanto previsto dall’art. 164 del TUIR:

  • Il 70% delle relative spese iscritte in bilancio, se l’uso promiscuo dura per la maggior parte del periodo d’imposta;
  • Il 20 % delle suddette spese se il dipendente utilizza la vettura aziendali anche per fini personali per un periodo inferiore alla metà dell’esercizio fiscale.

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