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Nuovo forfettario, cosa cambia per le partite Iva nel 2016?

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Nuovo forfettario, cosa cambia per le partite Iva nel 2016.

Cambia ancora il panorama dei regimi Iva agevolati. Il Sole 24Ore analizza il nuovo forfettario e lo paragona al vecchio regime dei minimi. Vediamo cosa cambia con la Legge di Stabilità 2016.

Ieri il Sole 24Ore ha dedicato una pagina intera al prossimo regime forfettario (del quale vi avevamo dato le prime anticipazioni QUI), compiendo una analisi comparata tra il nuovo regime Iva che verrà introdotto dal primo gennaio 2016 e il vecchio regime dei minimi, abolito con la legge di stabilità varata l’anno scorso e quindi prorogato per tutto quest’anno.

Immaginando di vestire i panni di un giovane professionista indeciso se aprire la partita IVA adesso  – scegliendo tra il vecchio regime dei minimi e il forfettario al 15% introdotto con la legge di stabilità 2015 – o a gennaio, usufruendo così del regime forfettario previsto dal ddl stabilità 2016.

Posto che, scegliendo tra il regime dei minimi e l’attuale forfettario (delle differenze tra i due regimi parliamo QUI) sceglierà probabilmente il primo, così come ha fatto il 72% dei nuovi professionisti nel 2015, anche la scelta di aspettare un paio di mesi e scegliere il forfettario 2016 potrebbe pagare.

Il quotidiano infatti individua nel nuovo regime agevolato due “punti forti”: una soglia di ricavi più alta per accedervi (da 15 a 30mila euro) e la tassazione al 5% per cinque anni per le startup.

L’innalzamento della soglia favorirà innanzitutto l’accesso al regime agevolato al 15% ad una platea più ampia dell’attuale, con un vantaggio fiscale che aumenta man mano che ci si avvicina alla soglia. Inoltre, diminuiranno gli adempimenti, non prevedendo il nuovo regime né la dichiarazione Iva né gli studi di settore, oltre che una esenzione dalle comunicazioni di spesometro e blacklist. Infine, secondo il quotidiano economico, viene eliminato l’equivoco circa il dover versare o meno l’Irap.

Ciononostante, pesa sul nuovo forfettario il “peccato originale” di quello attuale, ovvero l’aliquota al 15%, il triplo del regime dei minimi, che si attesta al 5%. Ma al 5% è anche l’aliquota prevista, per cinque anni, per le nuove attività (anche quelle aperte quest’anno), che dovrebbe sostituire la riduzione di 1/3 di imponibile.
Su questo argomento il nostro Rosario Emmi ha espresso qualche riserva, specie nel modo in cui viene comunicato questo sgravio in ottica di un supposto regime agevolato per le startup che di fatto non esiste. Vi invitiamo a leggere il suo articolo pubblicato da EconomyUp.

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